Il Paradisiculo di Messina

•Giugno 3, 2008 • Lascia un Commento

Via Ghibellina 154, 98168, Messina (ME)
Tel: 090717992

Le cozze più buone che ho mangiato negli ultimi 10 anni!!! Questa piccola trattoria seminascosta fra le traverse del centro di Messina, accogliente, coi muri antichi delle case di una volta ed il caminetto. Dentro ci trovi la Signora Lilla: l’antitesi del formalismo. Ti tratta come uno di casa ed entro 10 minuti di domande e parole a raffica, sa già tutto del tuo lavoro, della tua famiglia e dei tuoi amici. E viceversa. Anche se, ti racconta, i miei figli lavorano tutti e non mi possono aiutare, l’atmosfera familiare non si perde di certo. Soprattutto quando ti elencano il menù. Sembra quasi di essere andati a mangiare dalla nonna o dalla suocera. Carne a spezzatino con le patate, soffritto al sugo, ammollicato, trippa, pescestocco a ghiotta e a tuttu d’intra, ventri. E poi pasta e fagioli, fave a macco, lenticchie.

Insomma, ho pensato, qui ci vengo pure nella pausa pranzo, ma se ci porto i miei figli, scappano via. E invece do un’occhiata al menù e ci vedo pure gnocchi e pasta fresca, pesce arrosto (immancabile pescespada dello stretto), pasta zucchine e gamberi, ecc.

Volete sapere quanto ho pagato? 6 euro per un primo, 6 euro per una bella porzione di cozze fumanti. E sulle quantità certo non risparmiano. 5 euro un piatto di fritto misto (peraltro molto leggero) con acciughe, franceschini e pesciolini dello Stretto. Un quartino di vino di casa. E biscottini fatti in casa offerti con la malvasia alla fine della cena.

Insomma credo proprio si tratti di un buon compromesso fra un posto informale, dove si mangia bene e si paga poco, accogliente come fossi a casa, ma certo lontano dal sembrare una bettola. Ve lo consiglio!

La Masseria degli Ulivi di Noto (SR)

•Giugno 3, 2008 • Lascia un Commento

C.da Porcari Noto (SR) – SS. n.287 (km.12)
Tel. 0931.813019

Il locale è all’interno di una struttura agrituristica di recente apertura. Si tratta di una vecchia masseria piacevolmente ristrutturata in cui si può anche soggiornare. Il giovane chef Accursio Craparo ha avuto precedenti esperienze da Alajamo e da Leehman, oltre che dal “nostro” Giorgio a Francoforte, ciò gli ha consentito di sviluppare una notevole tecnica ed esperienza.

Siamo stati fatti accomodare in un dehors vicino alla piscina ai bordi di un uliveto. L’ambiente è giustamente intimo e moderatamente elegante. Il servizio in sala è attento e quasi premuroso, come nella maggioranza dei locali che abbiamo visitato nel nostro soggiorno in Sicilia.

La carta non prevede menù degustazione e spazia tra piatti di terra e di mare, strizzando l’occhio alla cucina creativa; i piatti vengono indicati con fantasiosi nomi, stile Joia, di cui purtroppo non abbiamo preso nota. La carta dei vini comprende prevalentemente etichette regionali, denotando una certa passione e ricerca, nonostante qualche bottiglia mancasse all’appello.

L’entrata è costituita da una gelatina di gazpacho con crema di basilico e ricotta.

Seguono i due antipasti:
- Tonnata: un piatto composto da tre variazioni di tonno: tartare, tonno marinato alle erbe e ventresca saltata in padella .
- Un piatto vegetariano composto da crema di melanzane, pomodoro pachino ripieno, millefoglie di peperoni, tartare di cipolla agrodolce, gelatina al sedano. Piatto molto coreografico in cui fa capolino l’influenza di Leeman.

Come primo piatto abbiamo scelto un ottimo cous-cous con mozzarella di bufala, melanzane e passata di pomodoro. L’apparente semplicità del piatto fa risaltare l’eccellente materia prima, in special modo la mozzarella.
Come secondo abbiamo ordinato:
-tonno con provola e pistacchi accompagna da un’elegante crema ai peperoni
-hamburger di spada con mandorle, purè e caponata di verdure dolci.
Due preparazioni in cui si apprezza la grande tecnica dello chef.

Predessert: granita di gelsi (la più buona mangiata da noi in Sicilia) con marmellata alla pesca.

Dessert: cioccolato con verdure, composto da un tortino di melanzane ricoperto di cioccolato, un semifreddo al sedano ed un pomodoro glassato.

Gran bella scoperta quella di Accursio Craparo, la sua cucina è caratterizzata da sapori decisi, netti e da grande equilibrio, sicuramente farà strada, già ora, per noi, è ai massimi livelli in Sicilia. Se ne accorgeranno anche le guide?

Il conto è stato più che onesto:
104 euro per 2 antipasti, 1 primo, 2 secondi, 1 dolce ed un vino da 28 euro (Inzolia di Gulfi), offerti appetizer, predessert, 2 caffè.

Nabucco di Palermo

•Giugno 3, 2008 • Lascia un Commento

Nabucco
Largo Cavalieri di Malta, 15 – 91011 Palermo
Tel: 091 584763
Chiuso: Martedi

Finalmente dopo 6 mesi di vita palermitana, ho trovato a Palermo centro un
ristorante dove il pesce fresco viene “non trattato” come si conviene.
Il Nabucco è un localino con una quarantina di coperti interni e da maggio
c’è un piccolo patio che ospita una ventina di coperti. Il servizio è
notevole con camerieri molto educati e professionali e uno chef simpatico e
eclettico, sempre pronto alle critiche costruttive e attento ai desideri dei
clienti.

Ormai ci vado una volta alla settimana: appena si entra ti portano
un flute con prosecco e uno stuzzichino sempre diverso giusto per stuzzicare
l’appetito. Gli antipasti che ho assaggiato sono stati: piatto di jamon de
pata negra (il miglior prosciutto spagnolo), cruderia di gamberi e scampi
(mitici perché freschissimi), crema di fave con julienne di calamari.

La qualità della pasta è eccezzionale: pastai gragnanesi (che da buon
napoletano apprezzo moltissimo). I primi piatti vanno dallo spahetto ai
ricci di mare (pieno di ricci freschissini!!) allo spaghetto con agrumi e
triglie di scoglio, spaghetto con la neonata. Ma la commozione gustativa si
raggiunge sui secondi: trancio di ricciola al sale naturale in crema di
melenzane, filetti di rana pescatrice lardellati con lardo di colonnata,
zenzero e julienne di carciofi, tonno grasso con un idea di merlot e
mirtilli.

Per gli amanti della carne, fiorentine di alta classe. Buona proposta di dolci
(ma io non li prendo perché non li amo, pertanto non posso
dare un giudizio: mi ricordo solo un mitico souffle al cioccolato).
Ottima la proposta di vini (anche molti rossi). Prezzo varia a seconda del
pesce che uno ha preso: dalle 40 alle 60 euro.

Royal di Catania

•Giugno 2, 2008 • Lascia un Commento

Ristorante Hotel Royal
Via Sangiuliano 337 Catania
Tel/fax 095 2503347
Chiusura mercoledì

A Catania, nel cuore del centro storico, c’è un magnifico hotel con una spettacolare terrazza che funge da ristorante e del quale avevo sentito parlare molto bene ma non avevo mai avuto modo di provare. Finalmente la settimana scorsa con un gruppo di amici abbiamo deciso di provare il ristorante dell’hotel Royal di Catania e devo dire che siamo stai davvero piacevolmente colpiti. La terrazza è davvero spettacolare , si affaccia sulla via crociferi che è il cuore del barocco siciliano e la terrazza n e mantiene lo stile.
Una bellissima atmosfera, rilassata ed accogliente ma raffinata al tempo stesso.
La cucina del ristorante è raffinata, gustosa, mediterranea ed innovativa al tempo stesso. Le presentazioni dei piatti bellissime ed il servizio ottimo. Buona la cantina. Voto 9 + costo medio x pasto completo antip. primo secondo dessert con vino medio € 45,00/50,00 o più

Trapani: cucina e ricette

•Giugno 2, 2008 • Lascia un Commento

La cucina della provincia trapanese è prevalentemente marinara; le tavole trapanesi abbondano, infatti, di preparazioni a base di pesce, soprattutto tonno.
Lunga e ben radicata è, infatti, la tradizione relativa alla pesca dei tonni, pesca che ancor oggi, seppur meno proficua rispetto ad un tempo, segue tradizioni e metodi tramandati dagli arabi.
Il tonno, dicevo, è il dominatore delle tavole trapanesi, questo alimento viene cucinato in mille modi diversi, viene grigliato, fritto, cotto al forno, lessato oppure utilizzato per la preparazione di salse e sughi per condire primi piatti o per stuzzicanti antipasti.
Uno tra i più caratteristici piatti di tonno della provincia di Trapani è sicuramente il Ragù di tonno, si tratta di un vero e proprio ragù con l’unica differenza che la carne viene sostituita dal tonno.
Il tonno viene utilizzato in tutte le sue parti, un esempio di ciò è proprio la produzione di un prodotto eccellente quale la bottarga, da gustare semplicemente tagliata a scaglie sottili con un po’ d’olio extravergine d’oliva o come condimento della pasta.
Altro capitolo molto importante della tradizione culinaria trapanese è sicuramente il couscous.
Partendo dal Nord Africa, nel Maghreb (Algeria, Marocco, Tunisia) questo alimento di origine berbera venne diffuso dagli arabi in tutte le popolazioni che ebbero modo di dominare. Altra teoria è del noto gastronomo dell’ottocento Pellegrino Artusi, secondo il quale, questo alimento venne diffuso dalle numerose comunità israelitiche sparse per il mondo.
L’originale preparazione maghrebina a base di carne, si trasformò in Sicilia in una ricetta a base di pesce, d’accordo con le tradizioni locali, il couscous di pesce, è tuttoggi uno dei piatti cardine della cucina trapanese.
Ma cos’è il couscous?
Il couscous è un impasto costituito da semola di grano duro e acqua. Il processo con il quale la semola di grano duro viene impastata con l’acqua utilizzando determinati movimenti circolari è definita incocciata e il contenitore in cui questa operazione viene condotta è chiamato mafararda.
Una volta ottenuto l’impasto, si condisce il couscous con cipolla e prezzemolo tritati, olio extravergine d’oliva, sale, pepe nero e foglie d’alloro, quindi si procede alla cottura con brodo di pesce ed, infine, viene fatto riposare coperto per circa un’ora.
La variante dell’isola di Pantelleria prevede che il couscous di pesce venga guarnito con verdure assortite fritte o cotte in tegame.
Parente stretta del couscous è una preparazione chiamata frascatole, si tratta, infatti, di semola di grano duro impastata più a lungo sino ad ottenere dei grani più grossi, questa preparazione prevede, come per il couscous, la cottura in brodo di pesce.
Altra preparazione caratteristica della cucina trapanese sono le busiate, si tratta di striscioline di pasta fresca lunghe e sottili arrotolate a spirale con l’aiuto di uno stecchino di legno.
Questa pasta fresca viene condita tradizionalmente con il pesto alla trapanese, pesto che prevede l’utilizzo di aglio, mandorle, pomodoro fresco a pezzi, olio extravergine, basilico e formaggio pecorino.
La tradizione trapanese prevede anche che questo piatto venga accompagnato da melanzane o pesci fritti.
La provincia trapanese è anche molto ricca di prodotti da forno legati alla tradizione, parliamo, soprattutto di pane. Nel trapanese esistono talmente tante varietà di pane che esiste una vera e propria festa dedicata a questo alimento, si tratta della Festa dei Pani di San Giuseppe che si tiene a Salemi in occasione proprio della festa del Santo.
Tra gli innumerevoli pani della provincia citiamo il pane nero di Castelvetrano, di farina integrale di grano duro, servito con olio extravergine d’oliva, sale, pepe e origano oppure accompagnato con il formaggio locale: la vastedda della valle del belice, uno dei pochissimi formaggi italiani a pasta filata prodotto con latte di pecora intero.
Altro pane trapanese è il cabbuccio ossia una sorta di panino ottenuto dalla pasta della pizza.
Altro prodotto tipico dell’arte panettiera trapanese è la pizza trapanese detta rianata dall’utilizzo dell’origano detto ‘riano nel condimento della stessa.
Questa pizza, di forma ovale, viene condita con pomodoro fresca a pezzi, formaggio pecorino grattugiato grossolanamente, acciughe, aglio tritato e, per l’appunto, origano.
Infine i dolci, oltre ai dolci diffusi in tutta la regione, la provincia trapanese vanta dolci tipici proprio di quest’area, tra cui le cassatele di ricotta fritte a forma di raviolo, profumate di cannella e aromatizzate con vino Marsala o con succo d’arancia, i dolci di Badia d’Erice a base di mandorle e conserva di cedrata ed, infine, gli sfinci, tipico dolce natalizio, si tratta di frittelle di farina e patate di origine berbera.
Ovviamente questi dolci è d’obbligo accompagnarli con vini tipici della zona come il Marsala ed il Passito, vini derivati dalle uve zibibbo tipiche dell’isola di Pantelleria.

La Cassata

•Giugno 2, 2008 • Lascia un Commento

La cassataIngredienti (per 6 persone):
- 400 grammi di pan di Spagna
- 500 gr di ricotta
- 300 gr di zucchero
- 50 gr di zuccata
- 100 gr di cioccolato fondente
- 1/2 bustina di vaniglia
- 250 gr di pasta reale
- colorante verde per alimenti

Preparazione:
Procuratevi uno stampo a forma di cilindro svasato di 6 centimetri circa di altezza e di 28/30 centimetri di diametro. Preparate il pan di Spagna (vedi scheda “torta di pan di Spagna”). Preparate quindi la crema di ricotta: prendete la ricotta freschissima e passatela al setaccio, aggiungete lo zucchero, la vaniglia, pezzetti di cioccolato, dadini di frutta candita e mescolate bene in modo da farne una crema omogenea. Preparate anche una palla di pasta di mandorla colorata di verde (vedi scheda “pasta di mandorle”). Spianate col mattarello la pasta reale a foglie dello spessore di circa mezzo centimetro e tagliatele a rettangoli dell’altezza dello stampo e di larghezza di 4 centimetri. Foderate i bordi dello stampo alternando la pasta di mandorle con il pan di Spagna. Al fondo dello stampo sistemate uno strato di pan di Spagna alto un dito. Quindi la crema di ricotta e coprite ancora con pan di Spagna Fate asciugare, voltatela sul piatto d portata e condite con la frutta candita e la zuccata. Coprite infine con glassa di zucchero che farete seguendo le indicazioni della scheda degli “ericini”.

I mori e la cassata

•Giugno 2, 2008 • Lascia un Commento

Le radici della cassata risalgono alla dominazione araba in Sicilia (IX-XI secolo). Gli arabi avevano introdotto la canna da zucchero, il limone, il cedro, l’arancia amara, il mandarino, la mandorla. Insieme alla ricotta, che si produceva in Sicilia dai tempi preistorici, erano così riuniti tutti gli ingredienti base della cassata, che all’inizio non era che un involucro di pasta frolla farcito di ricotta zuccherata e poi infornato.
Nel periodo normanno fu creata la pasta reale, un impasto di farina di mandorle e zucchero, che, colorato di verde con estratti di erbe, sostituì la pasta frolla come involucro. Si passò così dalla cassata al forno a quella composta a freddo.
Gli spagnoli introdussero in Sicilia il cioccolato e il pan di Spagna. Durante il barocco si aggiungono infine i canditi.
Inizialmente la cassata era un prodotto della grande tradizione dolciaria delle monache siciliane ed era riservata al periodo pasquale. Un documento ufficiale di un sinodo dei vescovi siciliani a Mazara del Vallo nel 1575 afferma che la cassata è “irrinunciabile durante le festività”. Un proverbio siciliano recita “Tintu è cu nun mancia a cassata a matina ri pasqua” (“Meschino chi non mangia cassata la mattina di pasqua”). La decorazione caratteristica della cassata siciliana con la zuccata fu introdotta nel 1873 (in occasione di una manifestazione che si tenne a Vienna) dal pasticcere palermitano cav. Salvatore Gulì, il quale aveva un laboratorio nel centralissimo corso Vittorio Emanuele a Palermo.

Panelle

•Giugno 2, 2008 • Lascia un Commento

Le PanelleIngredienti (per 6 persone):
- 500 gr. di farina di ceci,
- 1 Kg di patate nuove,
- 2 mazzetti di prezzemolo tritati,
- 150 gr. di parmigiano grattugiato,
- 1 litro d’olio di semi per frittura,
- sale q.b.
Preparazione:
Versate un litro d’acqua circa in una pentola e, a fuoco lento, unite a pioggia la farina di ceci. Salate e mescolate continuamente fino ad ottenere un impasto denso che si staccherà dalle pareti della pentola. Spegnete il fuoco ed aggiungete parte del prezzemolo, quindi versate il composto su un piano di marmo, che avrete inumidito, e con una spatola bagnata allargate in modo da ottenere una superficie uniforme di circa tre millimetri di spessore. Fate raffreddare l’impasto e tagliatelo a rettangoli.

Babbaluci

•Giugno 2, 2008 • Lascia un Commento

Ingredienti (per 6 persone):
- circa 50 babbaluci (lumache),
- gr. 400 pomodori maturi,
- 1 cipolla,
- olio di oliva,
- crusca,
- sale e pepe
Preparazione:
Mettete le lumache in una scatola di cartone bucherellata, con un pò di crusca sul fondo. Lasciatele spurgare per 1 settimana. Quindi lavatele prima in acqua corrente e poi in acqua e aceto, cambiandola spesso, finché non faranno più schiuma. Mettetele in una pentola, copritele con acqua e fatele cuocere a fuoco lento, per 20 minuti dal momento in cui staccano il bollore. Intanto in un capace tegame di terracotta fate appassire nell’olio la cipolla tritata e mettete i pomodori sbucciati e passati al setaccio. Salate, pepate e lasciate cuocere per 15 minuti circa. Versate la salsa sulle lumache ben sgocciolate, salate e cuocete ancora, mescolando continuamente per circa 5 minuti.

Sarde a Beccafico alla Palermitana

•Giugno 2, 2008 • Lascia un Commento

Ingredienti (per 4 persone):
- gr. 800 sarde fresche;
- 6 acciughe salate;
- gr. 150 pane grattato;
- gr. 50 pinoli;
- gr. 50 uva sultanina;
- prezzemolo,
- lauro;
- limone;
- olio di oliva;
- sale e pepe.

Preparazione:
Pulite le sarde, lasciatele senza testa e lisca e lavatele. In padella, mezzo bicchiere di olio, fate dorare il pane grattato, quindi appoggiatelo in una tegame e mescolatelo con le acciughe dissalate e diliscate, un cucchiaio di prezzemolo tritato i pinoli, l’uva ammollita in acqua tiepida e strizzata, un poco di sale e pepe. Con questa farcia riempite le sarde e adagiatele su una teglia unta di olio e tra l’una e l’altra mettete una foglia di lauro. Mettete sale, un poco di olio, il pane grattato rimasto e cuocete in forno caldo per 30 minuti circa.
Servite le sarde alla palermitana dopo averle spruzzate con un poco di succo di limone.